giovedì 21 febbraio 2008

Domani sera, venerdì 22 febbraio, Fassino a Sondrio





Incontro pubblico organizzato dal Partito Democratico della Provincia di Sondrio con il Segretario regionale Maurizio MARTINA e Piero FASSINO che verranno intervistati da Pierluigi COMERIO, Vicedirettore del quotidiano "la Provincia di Sondrio".


VENERDÌ 22 FEBBRAIO 2008 ore 21.00 Auditorium TORELLI a SONDRIO




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Così a Sondrio: senso di responsabilità e primato dell'unità. Riconosciute le ragioni della nostra azione

Nell'ultima riunione del Coordinamento Provinciale ho apprezzato in diversi punti la relazione di Costanzo. Ha riconosciuto lealmente le ragioni della nostra iniziativa in merito alle primarie, ha fatto propria la proposta di integrare l'ufficio organizzativo, ha evidenziato alcuni profili politici sui quali avevamo richiamato maggiore attenzione. Ha chiarito alcune sue valutazioni.
Importante è stato anche il ruolo della Segreteria Regionale nel sottolineare l'esigenza e la virtù della collegialità nella gestione del partito.
Condiviso dunque l'appello all'unità, nel rispetto del pluralismo di opinioni.
Così è e dovrà essere sempre più il PD anche a Sondrio.

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Mi piace questo PD che detta il ritmo... buona anche la comunicazione...



Mi piace il PD che detta i tempi della scena politica nazionale e i ritmi della campagna elettorale...

Anche sotto il profilo della dimensione comunicativa c’è stata un’accelerazione del Partito Democratico. La vicenda poi di De Mita ha certamente avuto un impatto positivo sull’opinione pubblica. La sensazione è che stiamo facendo sul serio.

Questa settimana, dal 13 al 19 febbraio, il Pd ha guadagnato almeno un punto percentuale. Lo afferma il presidente dell’Swg Roberto Weber, il quale spiega: “i punti di distacco tra le due principali coalizioni (Pdl+Lega e Pd+Idv) sono circa 6-7. Nel Centrodestra c’è una fase di stallo e indubbiamente lo strappo di Casini è erosivo per il Popolo della Libertà”.

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Siamo entrati in un ottimo treno di comunicazione, dettano i tempi e i ritmi della campagna elettorale. Gli altri attori, in questa fase, fanno molta fatica. Non sto dicendo che vinceremo sicuramente le elezioni ma Veltroni sta consolidando il patrimonio che fino a cinque mesi fa era esiguo. Costringe gli altri sempre a inseguire, anche sulle candidature pulite. All’interno del serbatoio del Centrosinistra il Pd sta facendo il pieno, portando via qualcosa anche alla Sinistra Arcobaleno.
E il Centrodestra? Non li vedo. Stanno litigando in Sicilia ed hanno subito lo strappo dell’Udc. I motivi forti di contrasto Fini-Berlusconi sono stati spazzati via in una settimana, Veltroni invece dimostra coerenza.

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De Mita a casa: anche l'intelligenza può riposare...


Ho conosciuto bene De Mita quando sono stato Consigliere Nazionale dei Popolari (bei tempi, avevo 29 anni...).
L'ho rivisto con periodica frequenza nella Commissione Statuto, del quale anch'egli era componente.
Una persona con una capacità di elaborazione politica straordinaria. Come lui pochi, tra questi certamente il mio caro amico Mino Martinazzoli...
Alla "tenera" età di 80 anni (compiuti il 2 febbraio scorso), De Mita riceve la telefonata di Veltroni: "non sei candidabile".

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De Mita così si è scagliato (ieri) al Coordinamento Nazionale: “Io mi ribello a chi vuol far prevalere l'età rispetto all'intelligenza. Se non starò con voi vuol dire che starò contro di voi». Veltroni aveva affermato: “Le regole valgono per tutti. De Mita ha già fatto 44 anni e 9 mesi in Parlamento. Mi dispiace per la sua decisione di lasciare il Pd ma io penso, come hanno fatto personalità come Prodi, Amato e altri, che sia giusto dare spazio ad altri e che l'impegno politico non è legato solo ad una candidatura in Parlamento”.
Cossiga ha inviato una lettera a De Mita invitandolo a non “scivolare nel patetico e nel ridicolo insistendo per essere candidato nel Pd”.
Questa volta condivido il pensiero dell'uomo sardo.

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Si può fare !



Con l'Assemblea Nazionale del 16 febbraio e l'approvazione dello Statuto, del manifesto dei Valori e del Codice Etico, si è in qualche modo concluso il Percorso Costituente del PD.
Ed in realtà l'Assemblea di Roma ha più che altro ratificato i documenti predisposti ed approvati dalle Commissioni in questi mesi di lavoro.
Tutta l'attenzione è ormai rivolta alla campagna elettorale, ed anche il discorso di Veltroni
è servito da lancio della rincorsa che ci vedrà impegnati in questi due mesi per ribaltare un risultato che nella destra (ormai il centro è andato per la sua strada ...) in molti affrettatamente considerano già acquisito.
Vincere le elezioni? Si può fare!
Veltroni Presidente? Si può fare!
Dobbiamo dire che Veltroni nel suo intervento a
Roma ma soprattutto con le scelte concrete che ha fatto in avvio di questa campagna elettorale ha dimostrato coraggio e visione lucida del futuro...

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Approvato all'unanimità dal Coordinamento Nazionale del Pd il Regolamento per le candidature alle prossime elezioni politiche


Ieri a Roma ho assistito a parte dei lavori del Coordinamento Nazionale, nel corso del quale è stato approvato all'unanimità il Regolamento per le candidature alle prossime elezioni politiche.

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Le candidature, stabilisce il Regolamento nazionale, sono definite con il criterio del massimo coinvolgimento degli aderenti e con il metodo delle consultazione disciplinata dal Regolamento stesso. Il Regolamento garantisce la presenza di entrambi i sessi. Non può essere candidato chi si trovi in contrasto con le norme del codice etico. Condizione di non ricandidabilità è l’aver esercitato il mandato parlamentare per la durata di tre mandati (15 anni). Sul tema delle deroghe, il Coordinamento nazionale concede eventuale deroga al Segretario del partito, ai presidenti delle Camere, ai ministri, ai capigruppo parlamentari, alle parlamentari. Deroga potrà essere concessa ai parlamentari che ne facciano richiesta entro il 22 febbraio 2008, ma il numero complessivo di deroghe non potrà comunque superare il 10% degli eletti alle elezioni politiche del 2006 nelle liste di Ulivo, Ds e Margherita. Costituirà elemento di valutazione, in sede di concessione delle deroghe e comunque di ricandidature di parlamentari uscenti, anche il numero dei mandati europei, regionali e di governo esercitati. Per quanto riguarda le scelte, sulla base di quanto emerso dai circoli il Coordinatore provinciale redige entro il 26 febbraio una rosa di nomi che indica al Segretario regionale, tenendo conto delle indicazioni emerse dai circoli. Sulla base delle indicazioni raccolte il Segretario regionale, predispone entro il 2 marzo 2008, d’intesa con la conferenza dei Segretari regionali e con il gruppo di lavoro nazionale di cui all’art. 6 comma 2 del presente Regolamento, una proposta di lista che recepisce le candidature nazionali di cui all’art. 8 e che assicura una rappresentanza femminile pari almeno a un terzo delle candidature e dei potenzialmente eletti ed una equilibrata presenza dei rappresentanti di tutte le province. Il Coordinamento nazionale approva tutte le liste per l’elezione di Camera e Senato entro il 3 marzo 2008.

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Il Pd e l'autonomia federale. Statuto nazionale e statuti regionali


Dopo aver presentato i capitoli dello Statuto nazionale relativi ai soggetti fondamentali della vita politica del partito, gli elettori e gli iscritti, provo ad analizzare il capitolo terzo sui principi che regolano l’autonomia federale e gli articoli relativi ai mandati e alle candidature.

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Nello Statuto nazionale c'è un capitolo significativo sul federalismo, il terzo, dedicato al tema dell’autonomia e dei poteri delle strutture territoriali del PD. Tutto quello che non è riconducibile ai principi dello Statuto nazionale può essere disciplinato dallo statuto del Partito Democratico delle singole regioni. Sono due gli aspetti fondamentali e generali dell’autonomia statutaria. Il primo è relativo alla forma organizzativa del partito, che può essere decisa da ogni singola regione. Il principio fondamentale che lo Statuto nazionale impone a quelli regionali è l’elezione diretta da parte degli elettori del Segretario politico e della assemblea regionale, con la contestuale determinazione dell’indirizzo politico. L’impostazione federalista del PD è qualificata anche dal riconoscimento dell’autonomia degli organi regionali nelle decisioni politiche. Prendiamo il tema delle alleanze. Lo Statuto consente al PD regionale l’autonomia nelle scelte politiche a qualsiasi livello locale: regionale, provinciale e comunale. Siamo di fronte ad una affermazione importante. Il fatto che si possa e si debba avere per Statuto questa possibilità, non significa che il partito non abbia una linea politica nazionale unitaria ma significa riconoscere che in ambito locale può essere ammessa una scelta politica differente, anche non simmetrica rispetto a quella nazionale. Ad esempio, se il Partito Democratico della Sardegna volesse fare un’alleanza con il Partito Sardo d’Azione, potrebbe farla senza chiedere il permesso. In astratto, potrebbe farla anche con un partito (alla sua destra o alla sua sinistra) che a Roma sostiene Berlusconi. Una procedura che non sarebbe stata possibile attuare in passato. Unico limite di natura statutaria è quello che la scelta politica non vada ad alterare l’identità del partito, entrando in contraddizione con il Manifesto dei Valori e con il Codice Etico (art. 12). Gli statuti regionali dovranno decidere come si organizzeranno le realtà provinciali e cittadine o le altre dimensioni territoriali che esso prevederà. Agli statuti regionali spetterà anche la scelta di elezione diretta dei segretari anche per le province e i comuni. A tutto questo si aggiunge un altro aspetto importante, che non era previsto da tutti i partiti confluiti nel PD (e non è previsto dall’attuale legge di finanziamento pubblico dei partiti), quello del 'federalismo finanziario'. Il finanziamento pubblico dei partiti mediante i rimborsi elettorali che dipendono dalle elezioni regionali e locali va al partito regionale. L'impostazione federalista si completa con l'introduzione di una rappresentanza delle regioni, eletta autonomamente dalle liste collegate alla segreteria nazionale, di 300 persone che vanno ad aggiungersi ai mille dell'Assemblea Costituente nazionale in rappresentanza delle regioni. Ovviamente, la delegazione delle regioni, non essendo stata eletta in collegamento con il segretario nazionale, non può partecipare (insieme alla delegazione dei parlamentari nazionali) al voto che chiedesse la revoca del segretario politico nazionale. I segretari regionali affiancano la delegazione regionale nella Assemblea nazionale e costituiscono poi la Convenzione nazionale dei segretari, una struttura che serve a raccordare le politiche regionali del PD con quelle nazionali. Una volta approvato lo Statuto, i principi fondamentali valgono per le scelte che si faranno a cominciare da queste elezioni politiche. Circa i mandati per le candidature, è previsto un limite massimo di tre mandati (da intendersi come durata di tre mandati pieni, dunque quindici anni) solo per il Parlamento nazionale ed europeo. Non è obbligatorio raggiungere il limite massimo consentito. Rispetto alle prime versioni della proposta di Statuto il criterio è diventato più restrittivo, perché le legislature non devono essere consecutive. La norma riguarda il ciclo della vita politica della persona. Valgono tutte le legislature realizzate, anche quelle anticipate e separate da eventuali interruzioni, e la disposizione è retroattiva, si applica anche ai parlamentari uscenti. Su questo tema mi sento di fare una considerazione: il rapporto tra l’esperienza politica regionale e nazionale, e quello del cumulo dei mandati è meno sentito nelle altre regioni rispetto alla Sardegna e forse alla Sicilia. In Sardegna è più sentito perchè nella storia dei grandi partiti di massa, tranne qualche eccezione, è diventata una prassi usuale fare prima il consigliere regionale per diverse legislature e poi intraprendere l’esperienza legislativa nazionale e questo ha procurato finora l’accesso all’esperienza parlamentare nazionale di un personale politico più anziano della media delle altre realtà territoriali. Anche questo aspetto del limite dei mandati viene affrontato in senso federalista e autonomista dalla carta fondamentale: il Partito Democratico, infatti, riconosce agli statuti regionali la possibilità di determinare limiti ai mandati diversi nell’ambito di ciascuna regione. La regola dei tre mandati non è obbligatoriamente da trasferire in ambito regionale, nel senso che una regione potrebbe anche optare per un periodo più breve o più lungo. Lo statuto regionale potrebbe decidere di considerare il cumulo temporale dei mandati facendo valere anche quelli realizzati in consiglio regionale, ovvero nell’esecutivo regionale o a capo di province e comuni capoluogo, nel senso di vincolare gli iscritti al PD sardo interessati all’esperienza legislativa nazionale alla regola per cui in caso di superamento dei quindici/venti anni occorra comunque una deroga innanzitutto dalla regione interessata. Le deroghe al limite dei mandati nazionali potranno essere decise entro il numero massimo del 10% dei parlamentari uscenti. In vista delle prossime elezioni politiche potranno essere non più di 28 in tutta Italia; ci saranno quindi circoscrizioni, alla Camera o al Senato, dove la deroga non potrà essere concessa dal Coordinamento Nazionale.

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